CONVEGNO DANZE ORIENTALI A VENEZIA LIDO DANZA - MUSICA - CERIMONIA
DALL'INDIA ALL'ANDALUSIA
19-20-21 MARZO
PALAZZO DEL CASINO' - LIDO DI VENEZIA
QUESTO CONVEGNO SI CANDIDA AD ESSERE UNO DEI PIù PRESTIGIOSI INCONTRI MULTICULTURALI AL MONDO.
SEMINARI - FORMAZIONE PROFESSIONALE ...PIù DI 20 MEASTRI DI FAMA INTERNAZIONALE DAL FOLCLORE AL CLASSICO, DAL RAQ SHARQI AL TRIBALE, DAL KATHAK INDIANO ALLE DANZE FOLK, DALLE DANZE PERSIANE ALLE DANZE ZINGARE TURCHE....
LA BIENNALE il Teatro del Mondo edificio singolare. Omaggio a Aldo Rossi
“La Biennale di Venezia 1979-1980. Il Teatro del Mondo edificio singolare. Omaggio a Aldo Rossi”, è il titolo della Mostra aperta al pubblico presso il Portego di Ca’ Giustinian - rinnovata sede della Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La Mostra, curata da Maurizio Scaparro, sarà aperta fino al 31 luglio 2010 (orario 9.00 > 21.00).
Fino al 31 luglio 2010
DANZA Capturing Emotions
26 maggio > 12 giugno 2010
7. Festival Internazionale di Danza Contemporanea
Giunto al secondo anno di attività, il progetto triennale Grado Zero presenta dal 26 maggio al 12 giugno 2010 la nuova edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea, diretto da Ismael Ivo e intitolato Capturing Emotions.
ARCHITETTURA People Meet In Architecture
29 agosto > 21 novembre 2010
12. Mostra Internazionale di Architettura
Da domenica 29 agosto a domenica 21 novembre 2010, ai Giardini, all’Arsenale, e in vari luoghi di Venezia: la 12. Mostra Internazionale di Architettura, diretta da Kazuyo Sejima e intitolata People Meet In Architecture.
CINEMA
1 > 11 settembre 2010
67. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica
Dall'1 all'11 settembre 2010 torna la Mostra del Cinema di Venezia, giunta alla 67ma edizione e diretta da Marco Müller.
MUSICA
24 settembre > 2 ottobre 2010
54. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
Dal 24 settembre al 2 ottobre 2010, il 54. Festival Internazionale di Musica Contemporanea, diretto da Luca Francesconi.
MOSTRE JIM HODGES
Dal 5 febbraio al 5 aprile 2010 la Fondazione Bevilacqua La Masa accoglie l'artista americano Jim Hodges per la sua prima personale in uno spazio pubblico italiano.
La mostra è organizzata da Centre Pompidou, Musée national d'art moderne di Parigi in collaborazione con Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e Camden Arts Center di Londra.
Artista riconosciuto sulla scena americana, Jim Hodges presenterà una sessantina di opere nella sede della Galleria di Piazza San Marco offrendo una panoramica del lavoro e del singolare universo di questo artista d'eccezione.
Jim Hodges, nato nel 1957 nello stato di Washington, sviluppa, sin dalla fine degli anni Ottanta, un lavoro radicale e originale in cui il disegno è onnipresente. Affronta la fragilità, la temporalità, l'amore e la morte, ispirandosi alla natura e utilizzandone il lessico. Il risultato è di una semplice ed evidente bellezza. Caratterizzata da aspetti molto contrastanti, l'opera di Hodges può rivelarsi minimalista per la sobrietà di alcuni suoi lavori o barocca per la sua esuberanza, per la ricchezza dei materiali e l'uso di colori sontuosi e cangianti.
Fino al 5 aprile 2010 Fondazione Bevilacqua La Masa
ZORAN MUSIC
Di levatura internazionale e considerato tra le presenze fondamentali del Novecento, Zoran Music, di origini dalmate, trova a Venezia la sua città di adozione, fonte di ispirazione e punto di riferimento costante per l’artista durante la sua intera traiettoria pittorica.
La mostra si compone di oltre ottanta opere, tra oli e lavori su carta, alcuni dei quali inediti ed esposti per la prima volta, e indaga soprattutto gli ultimi trent’anni della traiettoria pittorica dell’artista, quando la sua figurazione scarnificata si fa estrema. L’opera di Music, che attraversa quasi tutto il secolo scorso, indica infatti, nel suo segno scabro ed essenziale, un itinerario di spoliazione verso il raggiungimento dell’essenza.
Fino al 7 marzo 2010 -Estreme figure - Palazzo Franchetti
orario: tutti i giorni 10.00-18.00
MUSEO VEDOVA
Un'esperienza museale unica al mondo quella che si può vivere al Museo dedicato a Emilio Vedova dove le tele del grande artista veneziano vengono esposte per mezzo di una struttura meccanica che con un movimento circolare le trasporta dal magazzino, in cui sono conservate, nella sala dove gli spettatori possono ammirarle mentre "galleggiano" nell'aria.
SCOPRIRE VENEZIA PALAZZO DUCALE
I primi insediamenti stabili nella laguna veneta risalgono con ogni probabilità a un momento successivo alla caduta dell'impero romano d'occidente (476). Al VII secolo risale in quest'area l'istituzione di un "dux", in veneziano doge, probabilmente avvenuta con il beneplacito dell'imperatore, che rende autonoma l'amministrazione locale. Questa carica, che mai nei successivi oltre mille anni di storia sarà caratterizzata da attributi monarchici, ma sarà sempre elettiva e pubblica, viene resa stabile alla metà dell'VIII secolo, quando viene eletto Teodato Ipato.
Nell'anno 810 il doge Angelo Partecipazio sposta la sede del governo dall'isola di Malamocco alla zona di Rivoalto (l'attuale Rialto). A questa fase risale la scelta di far edificare qui il "palatium duci", il Palazzo Ducale.
Nei secoli il Palazzo, più volte danneggiato da alcuni incendi, ha subito numerosi interventi di ristrutturazione e di ampliamento.
Dopo la fine della Repubblica di Venezia, nel 1797, le funzioni di Palazzo Ducale, simbolo e cuore della vita politica e amministrativa lungo tutto l'arco della millenaria storia della Serenissima, non possono che cambiare. Da allora si succedono in città la dominazione francese e quella austriaca, fino all'annessione all'Italia, nel 1866. In questo periodo il palazzo diviene sede di diversi uffici, oltre a ospitare per quasi un secolo (dal 1811 al 1904) la Biblioteca Nazionale Marciana e altre importanti istituzioni culturali della città.
Attualmente Palazzo Ducale è formato da tre grandi corpi di fabbrica che hanno inglobato e unificato le precedenti costruzioni: l'ala verso il Bacino di San Marco (che contiene la Sala del maggior consiglio) e che è la più antica, ricostruita a partire dal 1340; l'ala verso la Piazza (già Palazzo di giustizia) con la Sala dello scrutinio, la cui realizzazione nelle forme attuali inizia a partire dal 1424; l'ala rinascimentale, sul lato opposto, con la residenza del doge e molti uffici del governo, ricostruita tra il 1483 e il 1565.
L'ingresso per il pubblico di Palazzo Ducale è la Porta del frumento, che si apre sotto il porticato della facciata trecentesca. Al piano terra sono ospitati i servizi al pubblico e il Museo dell'Opera; l'area delle antiche cucine del Doge, che oggi ospita anche la caffetteria, è attrezzata per ospitare mostre temporanee.
Il percorso verso le sale superiori del palazzo passa innanzitutto attraverso lo straordinario cortile, prosegue con il piano delle logge e con la visita delle preziose stanze dell'appartamento ducale e delle stanze istituzionali, per concludersi infine con la visita all'armeria e alle prigioni.
IL DOGE
Il Doge era il più alto magistrato della Repubblica di Venezia, lungo gli oltre mille anni in cui si snodano le sue vicende storiche. La parola deriva dal latino dux, che significa guida, capo. Era la massima autorità e aveva in origine una funzione non molto diversa da quella di altri signori medievali. Nel tempo, a partire dal XII secolo, i suoi poteri vennero sempre più limitati.
Eletto con una procedura complicatissima all'interno delle più importanti famiglie aristocratiche veneziane riunite nel Maggior Consiglio, manteneva la carica a vita.
Non aveva potere deliberativo, esecutivo o giudiziario, né gli era concesso di svolgere da solo alcuna funzione di governo o di rappresentanza. Inoltre, poteva lasciare il Palazzo solo in compagnia di membri del governo ed uscire dalla città per qualche giorno solo previa licenza.
Ma il doge rappresentava lo Stato e la sua figura era carica di innumerevoli e importantissime valenze simboliche: alla sua morte, quando venivano spezzati l'anello ed i sigilli del Principe defunto, la macchina dello Stato cessava di funzionare. Ovviamente questa paralisi amministrativa imponeva tempi rapidi per la nomina del successore, che avveniva in forma solenne e rimetteva in moto la complessa amministrazione della Serenissima.
L'ultimo doge, Ludovico Manin, rimette il suo mandato al Maggior Consiglio il 12 maggio del 1797.
Quattro giorni dopo viene firmato il trattato tra la Repubblica veneta e la Repubblica francese ed emanato l'ultimo proclama del doge che annuncia la Costituzione della Municipalità provvisoria.
L'ELEZIONE DEL DOGE
Le operazioni di voto si compivano generalmente nell'arco di tre giorni, ma potevano potrarsi anche per un mese intero e si svolgevano nelle più importanti sale del Palazzo Ducale (Sala delle Quattro Porte, sala del Collegio, Sala dell'Anticolegio, Sala dei Pregadi) che per l'occasione venivano isolate dal resto del palazzo con tavole di legno. Il conclave infatti si svolgeva in un'atmosfera di clausura dove persino le vetrate venivano oscurate e protette per evitare che il contatto con l'esterno degli elettori potesse in qualche modo influenzarli. I verbali delle votazioni erano murati in un ripostiglio della Sala dei Presidenti e mai l'eletto avrebbe conosciuto il numero dei voti riportati. I bossoli per le votazioni erano posti in un'urna detta "cappello" probabilmente perché in origine coincideva con l'oggetto in questione: si trattava di un vaso ricoperto di velluto cremisi in cui gli elettori deponevano palline ("ballotte") di cera, terra o bronzo, generalmente argentate o dorate.
La "fumata bianca era segnalata dal suono di un campanello cui seguiva la convocazione dell'arengo a Rialto, annunciata dal suono spiegato delle campane. Nel caso si trovasse fuori dal palazzo, il doge designato era convocato dal Cancelliere generale da cui riceveva il berretto; se era presente, la designazione avveniva immediatamente. Un sontuoso banchetto concludeva le cerimonie che precedevano l'incoronazione e la promissione ducale, durante la quale, dopo aver risposto affermativamente a una formula rituale e sottoscritto un testo che regolava i suoi poteri, il doge, a bordo del "pozzetto" (una portantina), sorretto a spalle dagli "arsenalotti", girava per piazza San Marco e distribuiva denaro ai veneziani. Il popolo era il destinatario dei primi due discorsi pubblici del neoeletto signore, prima in San Marco, poi nel cortile di Palazzo ducale. Seguivano colpi di cannone e scoppi di mortaretti e tre giorni di feste per i patrizi e per il popolo.
ITINERARI SEGRETI IN PALAZZO DUCALE
Non accessibili nel normale percorso di visita, questi itinerari offrono un suggestivo e interessante approccio alle stanze più segrete e particolari del palazzo. È possibile effettuare la visita solo su prenotazione e con accompagnatore specializzato, che ne illustra le caratteristiche.
Si svolgono per un minimo di 2 persone, massimo 25 e vengono proposti ogni mattina a partenza fissa:
In Italiano ore 9.30 e 11.10
In Inglese ore 9.55, 10.45 e 11.35
In Francese ore 10.20, 12.00 e 12.25
Il percorso dura circa un'ora e un quarto.
A conclusione della visita agli Itinerari Segreti è possibile proseguire nel normale percorso del Palazzo Ducale (senza accompagnatore)
Intero: euro 16,00
Ridotto: euro 10,00
Prenotazione telefonica al numero 041 5209070
IL CAMPANILE DI SAN MARCO
Iniziato su preesistenti fondazioni romane nel IX secolo, costruito a più riprese dal XII al XIV secolo, il campanile assume, dopo molti restauri e rifacimenti, l'aspetto definitivo fra il 1511 e il 1514.
È formato da una solida canna quadrata, in cotto, lesenata, larga 12 metri, alta 49,5 metri (la metà dell'intera altezza, di 98,6 metri), e dalla cella campanaria ad archi, su cui posa un grosso dado che serve di base alla cuspide piramidale su cui posa l'angelo d'oro.
Il 14 luglio 1902, il campanile crolla improvvisamente per imprudenti lavori murari. I danni causati non sono irreparabili: la "pietra del bando" all'angolo della Basilica, impedisce il crollo della colonna d'angolo e salva la basilica. Rimane invece sepolta sotto i macigni la Loggetta.
La notizia del crollo si diffonde in tutto il mondo: il Consiglio comunale delibera che il Campanile debba risorgere identico a quello crollato. Collocata la prima pietra il 25 aprile 1903, nove anni dopo, nel 1912, nello stesso giorno di San Marco, il nuovo campanile viene inaugurato.
Addossata alla base del campanile si trova la loggetta che Jacopo Sansovino costruisce tra il 1537 ed il 1549 ornandola di marmi e bronzi.
L'ARSENALE, ECCEZIONALE ESEMPIO DI INSEDIAMENTO INDUSTRIALE DI EPOCA MEDIEVALE
Le origini dell'Arsenale risalgono al 1104, quando il Doge Falier istituisce un cantiere navale di Stato presso Piazza San Marco. Nel XII secolo il cantiere, trasferito nell'attuale sede, in posizione maggiormente protetta, influenza lo sviluppo urbano della città attorno alle proprie opere murarie ed alle indotte realizzazioni abitative della zona. L'ingresso da terra è segnalato da un portale (1460), ritenuto prima opera del rinascimento veneziano, sormontato da un attico con un grande leone marciano attribuito a Bartolomeo Bon. Nel 1692-94 si costruì davanti al portale la terrazza, ornata di statue allegoriche barocche; ai lati di questa sono due leoni di pietra provenienti dalla Grecia (quello a sinistra era collocato nel porto del Pireo). Più a destra sono altri due leoni più piccoli, uno dei quali proviene dall'isola di Delo.
Nell'Arsenale veniva realizzata la flotta veneziana militare e civile, una delle più poderose del tempo. Con il diminuire dell'importanza politica di Venezia e la caduta della Serenissima, la vitalità dell'Arsenale calò gradualmente, fino ad abbandonare del tutto, a metà del '900, l'attività di costruzione navale. L'Arsenale di Venezia è destinato a divenire la sede del polo culturale della Marina Militare. È già stato costituito a Venezia l'Istituto di Studi militari marittimi ed è programmata la realizzazione del Museo navale italiano.
Attualmente, in prossimità dell'Antico Arsenale di Venezia, in Campo S. Biagio, ha sede il Museo Storico Navale di Venezia. Le visite devono essere autorizzate e sono riservate a gruppi o scolaresche (chiedere l'autorizzazione all'Istituto Studi Militari Marittimi - Ufficio affari generali, Castello 2409 - 30100 Venezia).
Una parte dell'Arsenale (le Corderie, le Artiglierie e le Tese) è sede di eventi e mostre organizzate in occasione della Biennale di Venezia.
ACQUA ALTA: UN PO' DI STORIA
Si dice che il fenomeno dell`acqua alta sia di casa a Venezia. Questa affermazione è senz`altro vera per il secolo appena passato, durante il quale è stata fatta una precisa e costante osservazione dei fenomeni di marea. Volendo invece verificare quanto questo fenomeno, nel corso dei secoli passati, influenzò la vita della città, dobbiamo adottare metodi di ricerca sostanzialmente diversi. E dunque le fonti primarie per questo tipo di ricerca diventano gli osservatori e i cronisti delle varie epoche e, in genere, le testimonianze iconografiche.
Luciano Lippi, peraltro, in un suo studio del 1975 "Venezia e i problemi dell`ambiente", ci mette in guardia dal considerare tali cronache come assolutamente vere e ci dice che "Per il passato quasi sempre solo le colme più imponenti sono ricordate e più per l`impressione destata da qualche particolare che per misure dirette. In ogni caso le misure riportate appaiono approssimative e non di rado poco attendibili". Ancora A. Giordani Soika, che ricordiamo essere stato il primo direttore del servizio Alte Maree a Venezia, ci ricorda, nel suo "Venezia e il problema delle acque alte", che "... tentativi miei e di esperti colleghi, di ricavare dai dati forniti dagli antichi cronisti qualche precisa notizia circa il livello raggiunto dalle più gravi acque alte del passato si sono scontrati con varie difficoltà, anche in rapporto alle variazioni avvenute nella città da allora ad oggi, come modificazione del piano stradale, pavimentazioni e ripavimentazioni dello stesso, e così via".
Detto questo, alla pagina cronaca delle acque alte viene offerto un quadro il più dettagliato possibile di quelli che furono gli eventi che colpirono in modo particolare l`attenzione dei cronisti delle epoche passate, e che proprio per questo motivo supponiamo essere stati particolarmente gravi.
Negli ultimi decenni si sono registrati alcuni altri eventi che, pur non raggiungendo la stessa drammaticità del 1966, sono comunque stati rilevanti avendo raggiunto e superato il livello di +140 cm sul livello medio del mare e allagando oltre il 90% del centro storico veneziano.
16 aprile 1936 +147 cm
12 novembre 1951 +151 cm
15 ottobre 1960 +145 cm
4 novembre 1966 +194 cm
3 novembre 1968 +144 cm
17 febbraio 1979 +140 cm
22 dicembre 1979 +166 cm
1 febbraio 1986 +158 cm
8 dicembre 1992 +142 cm
6 novembre 2000 +144 cm
16 novembre 2002 +147 cm
01 dicembre 2008 +156 cm
L'ISOLA DI MURANO
La più grande delle isole della Laguna, situata a circa un chilometro e mezzo a nord di Venezia, è conosciuta per la produzione del vetro artistico.
La planimetria della cittadina ricalca in parte quella di Venezia: un insieme di dieci isole si snoda intorno ad un vasto Canal Grande che prende lungo il percorso i tre diversi nomi di San Giovanni, di Ponte Longo (e qui lo si attraversa) e degli Angeli. Sul rio dei Vetrai sopravvivono ancora alcune antiche case-fornaci di origine medievale, riconoscibili perché erette su portici e perché rivestono ancora i segni delle diverse funzioni cui erano allo stesso tempo adibite: residenza del padrone di fornace, officina vetraria, deposito delle materie prime. Fu con la fine del XIII secolo che si spostarono per decreto (per via dei pericolosi incendi) tutte le fornaci vetrarie da Venezia a Murano, i cui abitanti acquisirono così una specializzazione professionale davvero unica nel suo genere.
Tra le costruzioni notevoli, la chiesa gotica di San Pietro Martire, Palazzo Da Mula e Palazzo Giustinian, con facciata barocca, antica sede vescovile che ospita oggi il Museo del Vetro che raccoglie rare collezioni. E poi ancora la Chiesa di S.S. Maria e Donato, che risale al 1140 (la data è leggibile sul pavimento all'interno), epoca dei mosaici che tappezzano la chiesa e che ricordano da vicino quelli di San Marco.
L'arte del vetro è tramandata dalla scuola del vetro Abate Zanetti e dalle fornaci consorziate in Promovetro.
LA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA
La Biblioteca nazionale Marciana, illustre soprattutto per il fondo greco (uno dei più importanti del mondo, donato dal cardinale greco Bessarione, che nel 1468 offrì alla Repubblica di Venezia la sua raccolta di circa 1.000 codici latini e soprattutto greci, affinché con essa si istituisse una biblioteca pubblica), per i manoscritti di materia veneta e per le rare edizioni veneziane, conserva oggi 13.000 manoscritti, 2.883 incunaboli, circa 24.055 cinquecentine, 3.731 periodici (quasi 900 correnti): in tutto 900.000 volumi.
Coi suoi cento dipendenti, la Marciana fa fronte ad un afflusso annuale di 34.500 presenze (a cui vanno aggiunti i 93.000 visitatori delle mostre allestite nelle sale monumentali della Libreria Sansoviniana) movimentando 66.000 opere attraverso la consultazione diretta in sede, oltre a 8.000 tramite i servizi di prestito locale, interbibliotecario nazionale e internazionale.
LE IMBARCAZIONI VENEZIANE
Gondola
È l'imbarcazione veneziana per antonomasia, usata esclusivamente per il trasporto di persone e per le regate. Malgrado gli sforzi degli studiosi, l'etimo è ancora ignoto. Il colore nero fu imposto da un'ordinanza del Magistrato alle Pompe per limitare lo sfarzo eccessivo con cui i nobili e i ricchi addobbavano le proprie imbarcazioni. Molto severe le regole di costruzione: la metà destra deve essere più stretta della sinistra di 24 mm (asimmetria chiamata lai), la lunghezza deve essere di m. 10,75 e la larghezza interna di m. 1,38. Per fare una gondola si adoperano otto diversi tipi di legno e sono ben 280 le parti che la compongono. I soli elementi in metallo sono il caratteristico ferro di prora e il risso di poppa. Il ferro caratterizza la prua della gondola e garantisce alla barca la stabilità longitudinale controbilanciando il peso del gondoliere. La tradizione popolare vuole che i "pettini" anteriori rappresentino i sei sestieri in cui è divisa la città e quello posteriore l'isola della Giudecca. La doppia curvatura a "S" dovrebbe simulare l'andamento del Canal Grande e la lunetta, posta sotto uno stilizzato corno ducale, il ponte di Rialto.
Gondolino
Nato ed usato esclusivamente per la Regata Storica, il gondolino fece la sua prima apparizione in gara nel 1825, con l'intento di rendere la regata più competitiva e appassionante. Imbarcazione più leggera e veloce della gondola, dalla quale trae la sua forma, misura attualmente m. 10,50 fuori tutto, m. 1,10 di larghezza e m. 0,65 di larghezza del fondo.
Caorlina
Barca da lavoro, conserva le forme originali. La si vede riprodotta uguale nelle stampe del XVI secolo. Adibita alla pesca (caorline da seragia) e soprattutto al trasporto delle primizie ortofrutticole dalle isole al mercato cittadino. La caratteristica principale è la forma della poppa e della prua che sono uguali. Il nome fa presumere l'origine dalla vicina cittadina di Caorle.
Mascareta
Tipo di sandalo leggero usato per la pesca, per le regate e per il diporto lagunare. La sua lunghezza (6-8 m.) varia in rapporto del numero di vogatori (1-4 remi). Sembra che il nome derivi dall'uso frequente che ne facevano le prostitute mascherate.
Pupparin
Imbarcazione veloce usata un tempo per la vigilanza marittima o come barca da casada. Molto sviluppata nella poppa da cui prende il nome. Vogata a un remo fino a un massimo di 4, la sua lunghezza varia da 9 ad oltre 10 metri. Il profilo sottile ed affilato dello scafo e lo slancio audace della prua fanno del pupparin una barca elegante e raffinata.
La forcola
È lo scalmo su cui viene appoggiato il remo. La sua caratteristica forma, figlia di una secolare sperimentazione, la rende più simile ad una scultura che ad un utensile. Niente è lasciato al caso: ogni curva, ogni forma, ogni spigolo hanno una loro precisa funzione. Ad esempio il gondoliere utilizza nella sua forcola almeno otto punti d'appoggio. Ogni imbarcazione utilizza specifiche forcole da prua e da poppa, di misure e dimensioni diverse.
Il remo
Ha la pala piatta e non è fissato alla forcola, poiché deve potersi sfilare velocemente quando si voga nei canali cittadini. La sua lunghezza varia a seconda dell'imbarcazione. Nel caratteristico modo di vogare alla veneta il remo funge anche da timone e da deriva alla barca, che ha il fondo piatto.
LA COSTITUZIONE VENEZIANA
Per secoli la Costituzione veneziana fu oggetto d'ammirazione: stupivano la sua immutabilità - peraltro mai codificata, mai posta per iscritto - e la sua efficienza capace di sfidare il tempo, garantendo la pace sociale. A partire dalla metà del '300, infatti, la città non conobbe più tumulti o rivolte; ancora, nessuno pose in discussione la capacità ed il buon diritto della classe nobiliare a monopolizzare la gestione dello Stato, sicché il regime rappresentato dal leone marciano godette di straordinaria popolarità, alimentando persino un proprio mito.
Quale dunque il segreto di un sistema politico giudiziario amministrativo così singolare?
A grandi linee possiamo individuarvi alcune caratteristiche di fondo, che sono:
1. La collegialità delle cariche: ossia la compresenza nella magistratura di più titolari soggetti a frequente rotazione e a contumacia. Ad esempio, quello che oggi potrebbe essere il ministro del commercio era allora rappresentato da "cinque savi alla Mercanzia", che duravano in carica due anni e per altrettanto tempo non potevano essere rieletti, una volta scaduto il mandato.
2. Le loro interrelazioni: sebbene le diverse magistrature disponessero di una propria cassa, e talora persino di autonomi tribunali e carceri, spesso prerogative e compiti si intrecciavano. Ad esempio, i "provveditori al Sal" si occupavano della produzione e commercio del prezioso minerale, ma anche della costruzione e restauri dei principali edifici pubblici, tra cui Palazzo Ducale.
3. Mancanza di dipendenza tra le cariche: il primato della legge comportava che ogni magistrato potesse essere inquisito, anche il doge, anche il Consiglio dei X, magari ad opera di un "avogadore di Comun", a sua volta incriminabile, sicché le magistrature si controllavano reciprocamente. Tutto ciò avrebbe potuto determinare la paralisi della macchina amministrativa, a causa di mancanza di specializzazione da parte di persone sottoposte ad una continua rotazione degli incarichi, di reciproche interferenze, di assenza di responsabilità individuali. Invece successe il contrario; e forse è proprio questo il vero mistero della Costituzione veneziana.
Il materiale relativo alla Costituzione veneziana è disponibile sul sito dei Musei Civici Veneziani.
LA BIBLIOTECA DI STUDI TEATRALI E L'ARCHIVIO DI CASA GOLDONI
La Biblioteca teatrale di Casa Goldoni fu aperta, insieme al Museo omonimo, nel 1953.
Dal Museo Correr vi affluirono i fondi teatrali, alcuni autografi goldoniani, l'Archivio Vendramin (di eccezionale rilevanza documentaria per la ricostruzione della vita teatrale veneziana e, in particolare, per l'attività di Goldoni al Teatro di San Luca) e le ricchissime raccolte teatrali di Edgardo Maddalena e Cesare Musatti.
La Biblioteca possiede attualmente un patrimonio librario di circa 30.000 opere, tra volumi e opuscoli, riguardanti tutti i settori dello spettacolo. Il settore più consistente e documentato è quello goldoniano, con le innumerevoli edizioni del '700, '800, '900, con moltissime traduzioni inoltre in 30 lingue, con una raccolta pressoché completa dei lavori critici più qualificati dal '700 ad oggi e con un'ampia documentazione degli spettacoli più significativi in Italia ed all'estero.
Sono 130 i periodici, di cui 50 correnti (tra gli estinti, molti - dal tardo Settecento al primo Novecento - non facilmente reperibili altrove); molteplici anche i materiali documentari relativi alla memoria dello spettacolo (oltre mezzo migliaio di locandine, svariate centinaia di copioni) e i fondi autografi con particolare riferimento al teatro veneto. Di particolare rilievo la collezione dei libretti per musica, dal 1637 a tutto il secolo XVIII, riguardante tutti i teatri veneziani.
Dal 2001 la Biblioteca sta procedendo all'informatizzazione del catalogo, aderendo al progetto di catalogazione realizzato in collaborazione con il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN).
L'accesso alla Biblioteca è consentito a chiunque desideri, per motivi di studio o per interesse personale, approfondire argomenti relativi alle arti dello spettacolo, secondo le modalità previste nel "Regolamento di servizio delle biblioteche".
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